Amara solitudine
- Giovanni Sassano
- 17 lug 2022
- Tempo di lettura: 3 min
Alcune settimane fa ho letto alcuni studi sulle condizioni psicologiche dei ragazzi nel post pandemia, e la cosa che mi ha sorpreso è che il 90% del campione soffre di solitudine. Beh, ammetto che spesso anch’io l’ho sentita, anzi, ho sentito spesso la necessità di uscire, incontrare qualcuno per non provare quella “brutta” emozione.
Se ci fa stare male, è necessaria questa solitudine?
Beh, non è una domanda banale, e la mia risposta sarà puramente basata sulle mie osservazioni (quindi prendiamola con le pinze), ma come sempre, proviamoci.
Partiamo dalla definizione
Etimologicamente il termine solitudine rimanda alla parola “separare” composta da “se” e “parare”. La prima indica "divisione", la seconda “parto”. Il termine solitudine rimanda alla separazione del nascituro dalla madre con la conseguente perdita di uno stato particolare. La stessa parola solitudine rammenta all’uomo la perdita che ha vissuto, in quanto ne rappresenta l’evento avvenuto. Nessuno può negare che sia un’autentica esperienza di vita vissuta.
L'essere umano, oggi come ieri, è solo, con gli anni ha imparato a convivere con la solitudine, ma a quale prezzo?
Direi ad un prezzo molto caro.
Durante i primi mesi di Covid eravamo tutti gasati nel aver trovato un attimo di pausa dalla vita frenetica, un momento da trascorrere da soli. Ma già alla fine della prima ondata i messaggi che circolavano erano “non vedo l’ora di rivederti appena tutto ciò sia finito”
“voglio tornare a viaggiare con gli amici” ecc… prova del fatto che non eravamo pronti a vivere una vita in solitaria. Questo ha procurato non pochi danni in noi.
La ricerca dei traumi non è semplice (così vengono chiamati in psicologia questi stati di malessere), perché le persone non hanno risposte quando provano queste sensazioni strane? Perché non hanno individuato in loro ciò che ha provocato una scissione tra il passato e la loro nuova realtà. Quando ci raccontavamo “torneremo alla normalità”, eravamo dei semplici sciocchini (per essere educato). Quando c'è un cambiamento, nulla torna al passato, e se cerchiamo di farlo, ne pagheremo le conseguenze. E ciò che è successo in noi, non eravamo pronti a questa nuova tipologia di vita, abbiamo cercato in tutti i modi di creare la realtà passata. Sul cosa succederà alle persone, non credo di essere preparato a sufficienza per darvi un risposta, ma sono certo che nei prossimi anni, specialmente i bambini, affronteranno traumi non banali per questa solitudine mancata, o stroncata, forse è meglio.
La tipologia di libri che ho sempre amato leggere sono le biografie, spesso per deformazione professionale e passionale, di scienziati e imprenditori. Uno degli ultimi libri che sto leggendo ultimamente si chiama “Le Memorie di Adriano”, uno dei quattro imperatori "adottivi" dell’impero romano. In questo romanzo l’imperatore cerca di dare risposte a domande personali su tutta la sua vita trascorsa, lo fa in un momento di solitudine con se stesso, quasi in punto di morte. Quindi questi momenti in cui si prova solitudine servono solo a questo? A riflettere su se stessi e sul proprio trascorso? La mia risposta è no. La solitudine viene vista come un momento complesso nel quale i propri pensieri partono alla rinfusa e il nostro cervello ricorda avvenimenti passanti in modalità random o crea pensieri strani molto spesso (aimè la nostra mente lo fa davvero, senza freno). Nella mia esperienza personale, i momenti di solitudine mi son serviti per chiarirmi le idee e i pensieri, ma sbagliavo. Questo in noi crea un'abitudine che risulta complessa da sradicare. La solitudine dev’essere uno spazio, un sentimento dedicato anche a ciò che ci fa stare bene. Appena diciottenne, nell’estate della mia maturità ho viaggiato in tutta Italia da solo, da Milano a Firenze, passando per Venezia e arrivando a Roma con tappa finale a Napoli. Il perché, sinceramente non so dirvelo, ma avevo quella sensazioni di doverlo fare per me, per il mio lupo solitario. Un po 'come i guerrieri Spartani o come i mercenari, alla ricerca di non so che, ma quella ricerca da fare da solo, con o senza risposte, non importa. Provateci anche voi, è qualcosa da fare nella vita, magari per capire anche cosa vuol dire per voi solitudine, o semplicemente come state con voi stessi (spoiler, raramente qualcuno riesce a farlo, preparatevi)
Quindi cercando di dare una risposta alla domanda iniziale, sì, la solitudine è un elemento fondamentale della nostra vita, un momento da trascorrere senza obiettivi, che può darci qualcosa ma anche non donarci nulla. Fin dall’alba dei tempi abbiamo sempre creato gruppo, nessuno (o quasi) ha cercato di condurre una vita da solo, perché è nella nostra biologia, nelle nostre vene non restare soli, per istinto di sopravvivenza o per semplice paura.
Amata solitudine, Isola benedetta
Franco Battiato
Cerchiamo di navigare verso quest'isola, scopriremo che la solitudine sarà una parte fondamentale di noi, anche felice un giorno, ma essenziale per il nostro vissuto
Come sempre, il vostro Mr.Sassano vi manda un abbraccio virtuale, spero di aver espresso il mio pensiero e aspetta le vostre opinioni, come sempre, sorseggiando uno spritz🍹










Commenti