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Il rapporto uomo-macchina

  • Immagine del redattore: Giovanni Sassano
    Giovanni Sassano
  • 2 mag 2021
  • Tempo di lettura: 4 min

Negli ultimi tempi, uno dei temi che sta tenendo impegnate le menti più brillanti nel mondo scientifico e filosofico è il rapporto uomo-macchina. In questo articolo cercherò di darvi alcune risposte a domande fondamentali per avere una visione chiara su come si svilupperà questo tassello fondamentale per la società. Innanzitutto parto dalla definizione di robot

parola che deriva dal termine ceco robota, che significa lavoro pesante o lavoro forzato (al plurale in ceco è roboty, mentre in italiano è invariabile). L'introduzione di questo termine si deve allo scrittore ceco Karel Čapek, il quale usò per la prima volta il termine nel 1920 nel suo dramma teatrale I robot universali di Rossum per definire l'operaio artificiale. Negli anni il significato attribuito a questo vocabolo è mutato, tant’è che attualmente per robot non s’intende più solamente la macchina di per sé fisica, ma alcuni ritengono che siano da includere nella categoria degli automi anche i software: un esempio su tutti, sono gli algoritmi di Machine Learning.



Nonostante la storia dei Robot possa apparire piuttosto recente, ha in realtà profonde radici nel passato. Infatti, la prima macchina che possiamo definire robot, in senso lato, è l’automa cavaliere di Leonardo Da Vinci, il crocevia tra passato e presente delle macchine.

L'automa cavaliere (a volte chiamato anche robot di Leonardo) è un automa meccanico umanoide progettato da Leonardo da Vinci intorno al 1495; era stato era stato probabilmente ideato per animare una delle feste alla corte sforzesca di Milano, tuttavia non è dato sapere se fu realizzato oppure no. Negli appunti riscoperti negli anni 50 nel Codice Atlantico e in piccoli taccuini tascabili databili intorno al 1495-1497 si trovano disegni dettagliati per un cavaliere meccanico, vestito di un'armatura del tardo XV secolo in stile italo-tedesco, che per lo studioso Rosheim appare capace di effettuare diversi movimenti analoghi a quelli umani: alzarsi in piedi, agitare le braccia e muovere la testa e la mascella in modo anatomicamente corretto, pare emettendo suoni dalla bocca grazie ad un sofisticato meccanismo di percussioni collocato all'altezza del petto. L'automa di Leonardo, che per Rosheim era il frutto delle ricerche precedenti compiute nei campi dell'anatomia e della cinetica, così come si trovano registrati nel Codice Huygens, rispettava il canone delle proporzioni dell'Uomo Vitruviano. Veniva azionato grazie ad un sistema di cavi, che simulavano tendini e muscoli, ed era dotato di un sistema di manovelle, esterno al corpo meccanico, per muovere le gambe.



Nei secoli successivi, lo sviluppo della robotica ha subito un rallentamento, tant’è che solamente nello scorso secolo la disciplina ha avuto un progresso notevole. Nel periodo 1920-1950 venne coniata la parola robot, come detto precedentemente. Nel 1927 i robot fanno la loro apparizione nelle pellicole cinematografiche: tra i protagonisti del film Metropolis del regista tedesco Fritz Lang troviamo un androide donna chiamato Maschinen Mensch (l'uomo-macchina). Tra il 1937 e il 1938 Westinghouse creò ELEKTRO, un robot umanoide in grado di camminare, parlare e fumare.


A inizio anni '40 lo scrittore di fantascienza Isaac Asimov utilizzò per la prima volta la parola robotica e formulò le sue famose Tre leggi sulla Robotica. Nel 1948 Robert Weiner formulò le Leggi della cibernetica.





Le tre leggi della robotica di Asimov sono le seguenti

1.Un robot non può recare danno agli esseri umani, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, gli esseri umani ricevano danno.

2.Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, tranne nel caso che tali ordini contrastino con la Prima Legge.

3.Un robot deve salvaguardare la propria esistenza, purché ciò non contrasti con la Prima e la Seconda Legge.


In I Robot e l’Impero (1985), Asimov aggiunge poi la Legge Zero, che però è accettata solo dai robot più sofisticati. Questa legge è anteposta, in ordine di importanza, alle altre, permettendo una maggiore efficienza ai robot:

Un robot non può recare danno all’Umanità, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, l’Umanità riceva un danno.


Negli anni 90 si assistette al rilascio di tre importantissimi step evolutivi nel campo della robotica e della cibernetica. Nel 1993 la Carnegie Mellon University spedì Dante, robot dotato di 8 gambe, in un viaggio infernale sul Monte Erebus, nell'Antartide. La sua missione – raccogliere e catalogare gas magmatici – fallì a causa della rottura di un cavo di fibra ottica.

Tre anni più tardi il Massachusetts Institute of Technology realizzò il RoboTuna, un automa a forma di pesce utilizzato per studiare la fluidodinamica di alcune specie ittiche.


Complice la ricerca nel settore aerospaziale e la ricerca militare, il mondo dei robot è stato in grado di evolvere in maniera notevole nel corso di pochi anni. A cavallo tra il primo e il secondo decennio di questo secolo, infatti, diversi centri di ricerca e sviluppo hanno presentato nuovi modelli di robot sempre più simili – nei loro movimenti – a uomini e animali.

Un esempio fra tutti, Handle, automa progettato e realizzato dalla statunitense Boston Dynamics (società di proprietà di Google) che, nei primi mesi del 2017 ha dato dimostrazione di alcune delle sue capacità e abilità "fisiche". Nonostante la mole, infatti, Handle è in grado di correre a una velocità discreta, di adattarsi ai terreni più vari e scoscesi e di evitare ostacoli con balzi di oltre un metro. E pensare che si tratta solamente di un prototipo in piena fase di sviluppo.

Il futuro di questa disciplina è molto difficile da comprendere, sotto ogni punto di vista. come evolveranno i rapporti con le macchine? Avranno gli stessi diritti dell’uomo?

Negli anni i film hanno disegnato un futuro catastrofico per la robotica e il rapporto con l’umanità. Personalmente sono convinto, anche grazie alle leggi formulate da Asimov, che non sarà così, perché i robot, come gli algoritmi stessi, sono stati creati dall’uomo, ragion per cui non verranno utilizzati con lo scopo di distruggere il genere umano, ma di servirlo. D’altro canto, essendo programmati dall’uomo, ne assumeranno i difetti, il che non viene accettato quando si tratta di una macchina. Quindi, essenzialmente, i robot diventeranno nuovi esseri umani, ma con sensazioni diverse e soprattutto con emozioni molto complesse, perché se una cosa è certa, è che nessuna macchina riuscirà ad avere le stesse emotività dell’uomo.


Un saluto da Mr.Sassano e il suo amico automa Vector




 
 
 

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