Un uomo, le sue ambizioni
- Giovanni Sassano
- 4 mag 2024
- Tempo di lettura: 4 min
Cari amici, come state? Spero che il vento della vita soffi a vostro vantaggio (avrebbe detto il protagonista dell’articolo). E’ da un bel po' che non ci sentiamo, colpa mia, ma negli ultimi mesi son cambiate tante situazioni nella mia vita, e ancora oggi devo metabolizzare tante cose, ma non è questo il mio luogo preferito dove meditare ( c’è il mio amato diario che assorbe tutte le mie emozioni)
Ma ciancio alle bande (semi-cit), son tornato a scrivere dopo che ho visto, un po’ di tempo fa, il film Napoleon, una sorta di autobiografia che racconta le gesta, la vita ma soprattutto il lato nascosto che molti non mostrano dell’imperatore, l’amore.

In molti film, negli ultimi anni, è stata criticata questa scelta, ultimo dei tanti “Oppenheimer”, ma io non sono d’accordo. Spesso dimentichiamo quanto siano importanti le emozioni, e in particolare quelle sentimentali, nel percorso di ogni persona, ma sopratutto in personaggi come Napoleone.
Durante il film, spesso, vengono raccontate le lettere scambiate tra sua Maestà e la sua amata Giuseppina, e una in particolare mi ha colpito. In questa lettere Giuseppina sottolinea l’ambizione di Napoleone e come, essa, abbia portato al divorzio e alla rottura del loro rapporto che, specialmente nei primi anni al potere, sono stati di fondamentale importanza per lui. Allora mi son chiesto, fino a che punto l’uomo mette da parte se e predilige la sua ambizione?
La figura di Napoleone è indissolubilmente legata alla turbolenta Rivoluzione Francese. Un periodo storico denso di caos e acceso desiderio di cambiamento. Proprio in questo clima di fermento collettivo, alimentato da una speranza tenace, si inserisce l'ambizione di Napoleone. Dico, però, che l'ambizione di Napoleone, anche se spesso viene giustificata da se stesso come il "volere di Dio", non era mossa da un genuino interesse per il futuro della nazione. Al contrario, era guidata da un'incontrollabile sete di gloria personale e dal desiderio di lasciare un segno indelebile nella storia.
Spesso questo sentimento, che io in primis provo ogni giorno, ci porta a isolarci dal resto del mondo, a non veder altro che non sia il nostro faro di vita, il nostro obiettivo per la quale ci sentiamo spesso in dovere di realizzare, quel brivido quasi al limite del narcisismo che ci guida nelle nostre azioni. Questo sentimento non è comune, anche se può sembrarlo. Spesso vi cito molti libri, di grandi pensatori, ma questa lezione mi è stata data da un uomo comune, durante gli anni in cui lavoravo.
Un giorno eravamo in uno dei luoghi a mio avviso più isolati della Basilicata, nel sud della Val d’Agri, insieme ad un mio collega che ha lavorato come pilota dell’Aeronautica, su nei cieli, seguendo il mio di sogno, e poi si è trovato a lavorare con un giovanotto inesperto e sognatore che voleva fare proprio quello (che buffo il destino). Durante la pausa pranzo eravamo da soli e non so perchè, mi girai verso di lui e gli chiesi:
“Ma perchè tutti qui non hanno ambizione, si accontentano di poco, come fanno a vivere con cosi poca voglia di osare? Mi sento davvero un pesce fuor d’acqua in questo luogo”. Lui sorridendo mi guardo e disse “Ti faccio un esempio, se tutti voglion fare l’imprenditore, chi rimarrà a fare l’operaio? Sai bene che non può funzionare”.
Io rimasi di sasso a fissare il pranzo e ancora oggi non ho una risposta certa per quella domanda, ma forse la lezione l’ho imparata. È importante sottolineare che la nostra identità è plasmata dagli eventi che viviamo. Coloro che aspirano a grandi traguardi spesso sono individui che hanno accumulato esperienze significative, affrontando sia le difficoltà che le gioie dell'esistenza umana. Attraverso le sfide incontrate lungo il cammino, essi hanno sviluppato una visione più ampia della vita, assimilando sia il lato oscuro che quello gioioso dell'umanità.
Steve Jobs disse “Stay Hungry, Stay Fulish”, ed è proprio quello che ho visto nel personaggio di Napoleone, sia nel film che nella storia, un uomo venuto dal nulla con la fame di restare nella storia. Quella fame che lo ha guidato dalle grandi vittorie fin alla peggiori delle sconfitte, che lo ha portato a rinnegare i rapporti con il suo fratello e con sua moglie. Quanto può questa fame portarci verso il male? Visti gli esempi che ci ha dato la storia, direi molto. Durante la sua incoronazione, viene omessa una parte importante nel film a mio avviso, ma che la prima volta che la lessi rimasi a bocca aperta. Dopo essersi incoronato lui stesso e aver incoronato la regina Giuseppina, Napoleone si avvicina al fratello e gli sussurra
“pensa ora se nostro padre potesse vederci”.
Una frase che evidenzia come nella sua ascesa e nel trionfo delle sue gesta, Napoleone fosse accecato dal dimostra a suo padre più che a se stesso cosa fosse in grado di realizzare.
Nel corso degli anni, l'ambizione smisurata di Napoleone lo ha reso incapace di riconoscere i limiti, come dimostrano fallimenti clamorosi quali la campagna di Russia e la disfatta di Waterloo. Il film, a mio avviso, coglie perfettamente questo aspetto, mostrandoci il grande declino di quella fiamma di gloria che aveva portato il Generale a condurre la Francia ai vertici dell'Europa, per poi portarla nuovamente nel caos.
Riflettendo su questa storia, può sorge spontanea una domanda:
quanto siamo padroni dei nostri sogni ?
Da cosa nasce l'ambizione? Non esiste una risposta univoca, ma nel caso di Napoleone, oserei dire che traeva origine dal profondo desiderio di dimostrare al mondo il proprio valore, di affermarsi come un uomo qualunque in grado di raggiungere traguardi straordinari.
Confesso di essermi spesso ritrovato in una situazione simile, spinto dal bisogno di dimostrare il mio valore non a me stesso, ma agli altri. Un'ambizione che, come per un soldato al termine della battaglia, una volta terminata l'adrenalina, può lasciare spazio a rimpianti e rimorsi per le scelte compiute.
L’ambizione quindi è in molti casi una cattiva maestra da seguire, se non riconosciamo noi ciò da cui essa è provocata. Sta dietro di noi, pronta a colpire se non siamo in grado di tenerla a bada.
Sta a noi riconoscere e domare questa belva, che può portarci molto lontano, ma a quale prezzo?
Come sempre aspetto un vostro commento e vi auguro di trovare quell obiettivo genuino che vi possa rendere felici delle vostre azioni
Un caro abbraccio dal vostro amato Sax, buona vita





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