L'imperatore, il Re e l'Imprenditore
- Giovanni Sassano
- 14 feb 2021
- Tempo di lettura: 6 min
Come nasce un leader? Molti pensano che sia un talento innato quello del comando, una caratteristica che ha forgiato i più grandi uomini e donne della storia. Ma nella maggior parte dei casi non è così, è l’esperienza a creare il leader, ogni condottiero diventa tale alla fine del viaggio, non prima, e questo vale anche per ogni singolo uomo che abbia mai comandato un gruppo, un esercito, una nazione.
Il termine “leader” deriva dall'inglese “to lead” che significa dirigere, guidare. L'etimologia ci fa subito comprendere che il leader guida un gruppo di persone , che sono i seguaci. La capacità di esprimersi come leader in ambiti differenti, invece è la leadership.
In realtà, a mio avviso, non esiste il leader perfetto, ma colui che è capace di destreggiarsi nel migliore dei modi nelle situazioni peggiori, (questa è la mia opinione.)
Per raccontarvi la mia idea di leadership, voglio partire dalle idee, i caratteri e le decisioni prese da tre personaggi che, in epoche diverse, hanno affrontato sfide molto complesse, hanno fatto scelte non banali, mostrando in ogni occasione la loro capacità di guida, la loro visione e la loro caparbietà.
quindi, offrirò un breve riassunto di ciò che ogni personaggio può insegnarci, ma vi lascio la libertà di leggerne altri aspetti.
sarò curioso di sentire le vostre opinioni e in quale dei tre personaggi vi riconoscete di più, quello travolgente, quello astuto o quello visionario.
l'imperatore è Augusto, conosciuto in tutto il mondo, secondo per fama solo a Giulio Cesare. A soli 18 anni, incoraggiato e sostenuto dal gruppo dei suoi valenti amici coetanei, Gaio Giulio Cesare Ottaviano accettò l’adozione che Cesare aveva formalizzato nel suo testamento e decise di impegnare tutte le sue risorse e le sue energie nel conseguire due scopi ai quali non volle più rinunciare: sottomettere al giudizio dei tribunali tutti i responsabili dell’assassinio di suo padre adottivo e fornire alla Repubblica i mezzi per non ricadere più vittima dell’arroganza degli uomini assetati di potere. Dopo quattordici anni di lotte durissime, avendo superato un'interminabile serie di difficoltà, di tranelli e di combattimenti terrestri e navali , situazioni nelle quali egli aveva ogni volta rischiato di perdere tutto, pervenne infine ad imporsi su tutti i suoi avversari ed a ristabilire la pace e la legalità sulla terra e sui mari (pax augustea).
A quel punto, giunse il secondo momento decisivo della sua vita. augusto non aveva ancora 33 anni ed era divenuto l’arbitro incontestato del destino di un impero immenso, che aveva appena recuperato un minimo di stabilità. Certo avrebbe potuto rimettere tutti i suoi poteri e ritirarsi, oppure stabilire apertamente un regime monarchico. Tuttavia, nel primo caso egli avrebbe lasciato le mani libere ai revanscisti della vecchia oligarchia, che avrebbero inevitabilmente scatenato una nuova guerra civile. Nel secondo caso egli avrebbe firmato la sua condanna a morte, dando ai nostalgici delle idi di marzo esattamente ciò di cui avevano bisogno per agire. Ottaviano scelse, dunque, una terza via,il "principato", egli poté mettere a

punto poco a poco, con il pragmatismo e tutta la prudenza che erano necessari, ma anche con una lucidità ed una lungimiranza assolutamente rimarchevoli. Occorre in effetti riconoscere che questa nuova istituzione, che era molto più di una "monarchia mascherata", dimostrò tutta la sua validità per almeno tre secoli, mentre i titoli di imperatore e di Augusto sono sopravvissuti ben oltre. Quanto al carattere di Ottaviano Augusto, credo che lo si possa definire soprattutto coraggioso e determinato. Ben sapendo che non poteva avere né l’esperienza né il genio politico e militare di suo padre adottivo, l’imperatore si gettò con tutte le sue forze in tutte le battaglie, politiche e militari, terrestri e navali. Ciò gli fece subire parecchi insuccessi, anche molto gravi, ma egli non si scoraggiò mai. Ogni volta egli si riprese con una forza di volontà irremovibile e trovò il modo per superare tutte le difficoltà precedentemente incontrate.
Cosa ci insegna questo primo personaggio? La perseveranza è una dote innata del leader, senza di essa, nonostante il talento e il genio, nulla prevale sulla perseveranza, anche quando tutto sembra andare nel peggiore dei modi, c’è sempre una soluzione. La differenza tra i grandi e piccoli leader sta proprio lì, nel sormontare e risolvere ogni problema, senza perdere d’animo.
Il Re ( Sultano Arabo) è Saladino, colui che governò con prestanza ed efficienza l’Egitto e la Siria, tenendo sotto il proprio controllo le due principali città sante dell’Islam: La Mecca e Medina. Quando nel 1174 muore il Sultano della Siria Norandino, gli succede il condottiero Curdo Saladino. In quel periodo la Siria rappresenta il centro dell'Impero Islamico. In seguito alla prima crociata l’impero aveva perso nel 1099 Gerusalemme, uno dei luoghi più sacri del pianeta, una città santa per cristiani, ebrei e musulmani.
Saladino inizia così a progettare la riconquista della Città Santa. Dopo una feroce battaglia l’esercito crociato viene clamorosamente sconfitto, le truppe cristiane si arrendono e Saladino riconquista Gerusalemme. Nonostante la brutalità con la quale si erano comportati i cristiani entrati a Gerusalemme con i musulmani durante la prima crociata, Saladino decide di accettare la resa del comandante cristiano e poi rilascia i tutti prigionieri indenni. Lascia andare tutti quelli che sono in grado di riscattare se stessi e quelli che non lo sono li rilascia lo stesso e paga il riscatto lui per loro. Per Saldino quella era l’occasione per dimostrare la misericordia dei musulmani e mostrare la superiorità della religione islamica rispetto al
cristianesimo. Questo non vuol dire, naturalmente, che Saladino non operasse con la durezza tipica dei suoi tempi verso i suoi avversari, ma senza mai scadere nell'efferatezza
fine a se stessa.

La notizia della nobile condotta di Saladino ispirata alla sua fede islamica si diffonde ovunque. Il condottiero e sultano musulmano viene ritratto come un uomo generoso, un uomo che mantiene la sua parola. I crociati lo ammirarono per questo, per loro Saladino era un rivale esemplare leale, un avversario degno. Questa è l’immagine che è stata tramandata nel mondo occidentale.
La legge islamica definisce in modo molto chiaro come ci si deve comportare prima durante e dopo un conflitto, sicuramente
questi precetti hanno influenzato molto Saladino. Così Saladino ha ispirato il codice medioevale della cavalleria europea. Secondo alcuni ricercatori, nel diritto internazionale umanitario di cui la convenzione di Ginevra costituisce la base si può ancora avvertire la sua influenza. Oltre che dai cristiani le regole di guerra sono state suggerite anche da Saladino attraverso l’Islam.
Quindi, Saladino ci insegna un’altra fondamentale caratteristica del leader, la pazienza, bisogna mantenere la calma in ogni situazione e saper decidere al momento giusto quando entrare in gioco e fare la propria mossa, aspettando anche anni, ciò che invece la nostra società ha dimenticato. Trattare ogni persona con rispetto e al pari di noi stessi, nessuno è superiore agli altri, ma si diventa leader solo quando siamo capaci di comprendere questo, sfruttare i talenti dei tuoi collaboratori per raggiungere gli obiettivi comuni. Avere degli ideali ci permette di non perdere mai di vista il nostro obiettivo finale, quello a cui tutti aspirano, ma che pochi riescono a raggiungere.
L’imprenditore è Adriano Olivetti
Adriano è stato a tutti gli effetti un imprenditore della complessità. Nel suo progetto di impresa integrale ha saputo far incontrare le diverse sfere del vivere: fare e essere, materia

spirito, razionalità e poesia, funzionalità ed estetica, localismo e pensiero globale.
Olivetti aveva un approccio multidisciplinare, non settoriale, guardava il dettaglio ma non distoglie mai lo sguardo dal globale, aveva la capacità di creare il rapporto tra imprese appartenenti a luoghi e a dimensioni culturali anche molto lontani, ma accomunate da una certa visione della vita, in particolare da un comune DNA lavorativo.
Un fatto straordinariamente interessante per gli imprenditori italiani operanti in Italia e nel mondo, che possiamo definire l’italian way of work, è la linea di continuità tra Toyotismo e l’attuale impresa Toyota (rappresentata da Maurizio Mazzieri e Stefano Cortiglioni) e il modello d’impresa olivettiano. Tanti i fattori di contatto che sono stati sottolineati: dall’attenzione per la persona, alla valorizzazione del sapere, all’intelligenza diffusa come motore strategico per l’agire d’impresa, al tema decisivo della responsabilità personale e del coinvolgimento dei lavoratori riconosciuti non solo come prestatori d’opera ma come persone coinvolte a tutto tondo nella vita dell’azienda.
Olivetti capì e definì l’essere umano come “essere complesso”, dotato di intelligenza creativa e strategica, capace di costruire collegamenti e giunzioni. Cose che le macchine non sono in grado di fare
Il grande Olivetti, infine, ci insegna che non bisogna mai fermarsi nel presente, ma già proiettare i propri risultati nel futuro, guardare al grande, senza trascurare il piccolo, creando una rete indissolubile che unisce i due aspetti, i quali, messi insieme, creano un valore aggiunto fuori dal comune. Avere una mentalità aperta, pronta ad ogni esperienza, ad ogni cultura, grazie al quale siamo capaci di distinguere le giuste idee e le buone occasioni per noi e per i nostri seguaci.
Molti di voi hanno scritto su Instagram che un requisito fondamentale per essere un leader è l’empatia, parola che non viene fuori dai racconti precedentemente illustrati, ma che risulta essere comune in tutti e tre i personaggi, hanno condotto le loro imprese insieme ad altri e hanno saputo riconoscere ogni singolo dettaglio della persona che li accompagnava nella loro avventura.
Personalmente, credo che un leader non venga solo riconosciuto dal suo gruppo, ma anche da se stesso, se non si accetta questa carica con consapevolezza si può creare un ostacolo insormontabile nella guida verso l’obiettivo comune.
Quindi, concludendo, tutti siamo potenziali leader, ma la differenza sta nelle caratteristiche illustrate prima, e nella capacità di saperle utilizzare
Come sempre, un saluto dal vostro Mr Sassano, aspetto le vostre opinioni, alla prossima.
Consigli per la lettura/ film da guardare
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“Il Principe” di Machiavelli
Biografia di Elon Musk, Adriano Olivetti, Winston Churchill
I più celebri discorsi della storia
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Film/Serie tv
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