Paradosso della libertà
- Giovanni Sassano
- 19 ott 2020
- Tempo di lettura: 4 min
Ho deciso di scrivere questo articolo dopo aver visto la serie tv “Away”, il primo viaggio di un equipaggio su Marte composto da tutte le maggiori agenzie spaziali, il suo finale mi ha fatto riflettere molto sulla libertà che può acquisire un viaggiatore rispetto ad un popolo durante il suo viaggio.
Inizio il mio viaggio indossando i panni di un famoso italiano: Marco Polo, non sarò bravo come un commerciante veneziano del 1100, ma cercherò lo stesso di farvi viaggiare attraverso il tempo e darvi la mia idea di libertà del popolo attraverso un paese che mi ha sempre affascinato, per la sua inestimabile cultura: la Cina, una nazione che ha caratterizzato il flusso della storia antica e contemporanea, con alti e bassi nel sistema economico interno. Parto con una piccola introduzione della storia contemporanea del “regno di mezzo”. Alla fine della seconda guerra mondiale, insieme all’Europa,questa era uno dei territori più colpiti dalla devastazione bellica, ebbe una ripresa lentissima con la richiesta di sacrifici enormi per il suo popolo e per la repubblica popolare, fino a quando, negli anni ottanta Deng Xiaoping non decise di aprire il mercato interno verso l’internalizzazione. Allora le sorti del paese cambiarono con una scelta azzardata ma che portò ad un grande sviluppo economico, attraverso grandi riforme interne e creando zone speciali con il privilegio di poter mediare con gli stati capitalisti. Molti stati esteri non si resero conto del grande sviluppo dell’economia cinese che avvenne in quegli anni, fino ad arrivare negli anni duemila ad aumenti del 400% del PIL interno, ma tutto questo straordinario sviluppo si fermò nel 2008, quando scoppiò la crisi finanziaria mondiale, molte fabbriche chiusero e la crescita cinese si arrestò e ovviamente a pagarne le conseguenze furono subito i cittadini.
Però, rispetto agli stati occidentali entrò in gioco un fattore determinante:lo Stato. Vennero finanziate le perdite delle industrie e prodotti articoli per la maggior parte rivolte al mercato interno. Dopo questa piccola battuta d’arresto, la Cina iniziò ad investire nei paesi in via di sviluppo, in Africa e Asia, con alcune delle più grandi opere architettoniche e civili mondiali che collegano i vari continenti, ad esempio una linea ferroviaria lunga 12000 km che collega la Cina a Londra, autostrade che arrivano in Pakistan e tubazioni dal Turkmenistan per importare gas nel paese. In tutto, la Cina ha speso 1 triliardo di dollari in molti paesi esteri creando legami socio-economici con ogni paese occidentale.
Ora mi sorge un dubbio, perchè la Cina sta creando queste connessioni, avendo una forte economia interna, ha bisogno di allagarsi anche altrove? A queste domande la mia risposta è solo una: non vuole fermarsi più all’oriente ma vuole allargare i suoi orizzonti non solo al suo continente, ma anche ai restanti quattro, con lo sguardo rivolto alla Luna e a Marte.
Ebbene sì, la Cina vuole acquisire tutte le conoscenze dell’uomo perché sa che il primo paese che metterà piede sul suolo marziano diventerà la prossima prima potenza mondiale.
Ovviamente tutto questo ha un prezzo, la libertà dei cittadini, costretti a lavorare e privarsi di ogni ambizione per soddisfare le richieste del proprio leader, rendendo non più un uomo cittadino, ma quasi uno schiavo.
“Mi dicono: se trovi uno schiavo addormentato, non svegliarlo, forse sta sognando la libertà. Ed io rispondo: se trovi uno schiavo addormentato, sveglialo e parlagli della libertà“. (Whalil G.)
Durante il lockdown abbiamo percepito cosa voglia dire la parola libertà e cosa si prova ad esserne privati,a sentirla costantemente minacciata. Ma nonostante tutto, questo è solo una piccola parte di quello che prova una persona sotto il velo di una dittatura.
Il dissenso è la forza motrice della libertà, ed è quello che accade ora nella città di Hong Kong, dove ci si sta ribellando alla dittatura per mantenere il suo stato di città indipendente
Un popolo deve contribuire allo sviluppo e alla crescita del suo Paese con intelligenza e non deve essere sottomesso sempre alle decisioni di chi comanda. La libertà è come l’aria e quando non c’è, si può solo rimpiangerla, perciò va difesa con tutti mezzi e bisogna fornire ai giovani gli strumenti per poterne apprezzare il valore altamente etico.Un popolo senza libertà è un popolo di servi e sulla servitù non ci potrà essere mai né ricchezza né progresso.
Qui però voglio enunciare il paradosso della libertà (per un obiettivo)
Bisogna privarsi delle proprie libertà per raggiungere un grande obiettivo, anche se quell'obiettivo ti renderà libero
Sembrerà assurdo, ma in un paese controverso come quello cinese, avere un’unica guida e limitare la libertà, sembra essere più efficace per raggiungere grandi obiettivi e sviluppi. A questo punto mi domando : È questo il prezzo da pagare per tenere unito un popolo? Privarlo di ogni libertà? Lascio a voi rispondere a questa domanda
Siamo all’inizio degli anni 20 del nuovo millennio, ma molti fattori mi riconducono ai pensieri di Polo e delle sue avventure scritte nel milione. Tutti erano fedeli al Gran Khan, ma il comandante supremo rimase affascinato da questo viaggiatore, diverso dagli altri, libero di poter scegliere il proprio destino. Forse, alla fine, anche il più duro dei comandanti ama la libertà, perché è quella a renderci uomini e non semplici animali
Un saluto dalla terra di mezzo, Marco Polo… volevo dire Mr Sassano









Libertà è una parola semplice ... il suo significato è un po' più complesso, ma tutto sommato sempre oggetto di grande interesse. Molto bello , bravo!